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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

Via Siculiana 160, 00133 Roma - tel. 0620433294

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Adorazione del Giovedì

33° Domenica

del Tempo Ordinario

Anno A

16 Novembre 2014

 

Dice il Signore: «Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi». (Ger 29,11.12.14)

 

Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura.

Prima Lettura

Dal libro dei Proverbi (31,10-13.19-20.30-31)

Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città. Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 127)

Beato chi teme il Signore.

Beato chi teme il Signore / e cammina nelle sue vie. / Della fatica delle tue mani ti nutrirai, / sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda / nell’intimità della tua casa; / i tuoi figli come virgulti d’ulivo / intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto / l’uomo che teme il Signore. / Ti benedica il Signore da Sion. / Possa tu vedere il bene di Gerusalemme / tutti i giorni della tua vita!

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Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (5,1-6)

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. Parola di Dio.

 

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5)

Alleluia, alleluia. Rimanete in me e io in voi, dice il Signore, chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo (25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». Parola del Signore.

Il Libro dei Proverbi fa l’elogio della «perfetta» padrona di casa, ovvero di colei che è la donna ideale, madre premurosa e previdente per quello che riguarda l’economia domestica. La donna descritta non è lodata principalmente per la bellezza, ma per le opere che compie nei riguardi dei suoi cari. Viene elogiata anche per il suo timore di Dio che si manifesta in una sincera vita di fede nei suoi confronti. O Signore, attraverso la figura della donna «forte» vuoi richiamarci, in realtà, a vivere più autenticamente il dono della Sapienza grazie al quale diventiamo partecipi della tua vita e del tuo amore, conosciamo sempre più i tuoi comandamenti e li seguiamo con gioia e fedeltà. Il credente che vive il dono della Sapienza è davvero come la donna perfetta che si mette in opera e cerca di compiere ogni momento la Tua volontà, risplendendo non per l’esteriorità, ma per come ama e agisce. Egli è come le vergini sagge della parabola evangelica che fanno scorta dell’olio della fede e dell’amore perché la loro vita risplenda come una luminosa lampada davanti a Dio e agli uomini. La sua vita è piena di premurosa carità verso il prossimo al quale non fa mancare né la preghiera né il necessario qualora lo vede nell’indigenza. In una parola la donna perfetta rappresenta il Tuo discepolo, Gesù, che ha le mani piene di opere buone per gli altri e il cuore ricolmo del Tuo amore e della Tua grazia.

Il Salmo 127, come risposta liturgica a questa Parola proclamata, ci dice che il credente in Dio, l’uomo giusto, trova la felicità nel seguire la volontà di Dio e nel camminare nelle sue vie, manifestate nei suoi comandamenti. Anche se attorno a noi ci sono tante persone che dicono di stare comunque bene senza di Te e la Tua Parola, prima o poi dobbiamo prendere atto che quella felicità, che si pensa di avere, in realtà non appaga, perché quelle stesse persone stanno sempre in cerca di qualcosa altro che li faccia stare bene. Anche se le gioie della terra non vanno disprezzate, tuttavia esse lasciano il tempo che trovano e siamo costretti a rincorrere continuamente un benessere che spesso si rivela solo temporaneo. Chi Ti incontra per davvero, invece, trova la sua felicità più piena, come ci insegnano i Santi, ed anche coloro che gli stanno vicino possono vedere in lui i riflessi del Tuo amore. A questo punto dobbiamo chiederci se ti abbiamo incontrato veramente o soltanto per sentito dire perché molti noi, probabilmente, anche se annunciano in molti modi agli altri la felicità che prometti, forse, in fondo, non ne hanno mai fatto profonda esperienza. Dobbiamo però sbrigarci per scuoterci da questa nostra mediocrità! San Paolo ci ricorda che abbiamo un tempo di cui non conosciamo la durata e che dobbiamo impiegare in maniera operosa nell’amore: è questa la missione di noi figli della luce. Dobbiamo essere vigilanti ed attendere la tua venuta con la gioia di chi aspetta l’amato e non con la paura di chi attende un padrone cui rendere conto.

Come la parabola che la precede, quelle delle dieci vergini, anche questo altro racconto ci parla di come dobbiamo vivere se vogliamo essere veri tuoi discepoli, appartenendo al Regno dei Cieli. Nell’esempio delle vergini sagge siamo stati invitati ad essere vigilanti ed operosi in quella fede amorosa che non si scoraggia di fronte alle prove, alle difficoltà, al nascondimento di Dio o al tardare del suo intervento che fa allontanare molti cristiani oppure li rende sonnolenti nel rapporto con Lui. In quest’altra parabola, o Gesù, ci chiami a mettere a frutto i doni che Tu stesso dai a ciascuno per la sua salvezza e il bene del prossimo. Quel padrone, che parte per un lungo viaggio, sei Tu che un giorno ascendesti al Cielo, ma da lì ritornerai alla fine dei tempi. Sei Tu che hai affidato alla tua Chiesa, e a ciascuno dei tuoi fedeli, il compito di continuare la tua opera e di annunciare le grandi opere che Dio ha fatto per l’uomo. Ogni credente riceve questo compito nel Battesimo e secondo le proprie possibilità deve attivarsi al meglio per portare a compimento questa missione. Così nella Tua Chiesa non troviamo solo chi è «dottore» in teologia o è missionario, ma vi sono anche le mamme o i papà di famiglia che lavorano tutto il giorno, le suore che vivono in monastero o svolgono il loro servizio in un ospedale: tutti, però, sono chiamati ad essere annunciatori e testimoni del Tuo amore anche se in modalità diverse, sapendo che, quanto di buono essi hanno, è solo opera tua. I servi, infatti, ricevono somme incredibili o più modeste, ma sanno che quel denaro non appartiene a loro, anche se sono responsabili del suo utilizzo.

Il modo con cui in Israele si potevano maturare interessi monetari era simile a quello delle banche di oggi: si affidava il capitale ad un banchiere, come deposito, e si ricevevano gli interessi dopo un po’ di tempo. E certamente non si andava dal primo che capitava, ma si cercava quello che offriva un maggior guadagno. Mentre i primi due schiavi mettono a frutto il loro soldo, il terzo schiavo invece mette il suo denaro in una buca. Non si dice perché abbia scelto di sotterrarlo, cosa che si faceva in tempo di guerra, tuttavia sembra che la cosa gli appaia più sicura. Ad un certo punto ritorna il padrone. Egli loda gli schiavi che hanno fatto maturare con interesse quanto ricevuto in affido, anzi li premia addirittura. Il cristiano che vive nell’amore Tuo e del prossimo e nell’osservanza del Vangelo già da questa vita è benedetto e felice, ma la beatitudine eterna che Tu gli riservi è oltremodo più grande. Se le somme date ai servi sono strabilianti, infatti, la ricompensa per i servi che ne fanno buon uso le supera di gran lunga; allo stesso modo per i tuoi discepoli è riservata una ricompensa per il loro servizio che ripaga infinitamente ogni sforzo. Questo significa in definitiva prendere parte alla gioia del padrone, alla gioia del banchetto eterno.

Tocca, però, anche allo schiavo improduttivo rendere conto del suo agire. Di fronte al successo dei colleghi sicuramente comincia a vacillare, mentre rende indietro il denaro ricevuto. Nel dialogo con il suo padrone veniamo a sapere anche la motivazione del suo poco impegno che consiste nell’aver avuto timore del suo superiore. Nelle dure parole del servo, tuttavia, ci viene svelata anche un’altra verità che riguarda Te, Gesù, perché a somiglianza di quel padrone, anche Tu puoi tutto con la potenza del tuo amore e della tua grazia e davvero mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso, nel senso che la tua grazia può far cose che nemmeno immaginiamo e che vanno al di la delle nostre opere limitate. Quante volte vediamo persone lontane da Te che all’improvviso ti incontrano e cambiano vita, anche se per molto tempo hanno vissuto senza di Te. È questa confidenza fiduciosa nella potenza del Tuo amore che non dovrebbe mai mancarci e che invece ci fa sperare nel bene anche quando ci sembra che tutto vada a rotoli. Il tuo discepolo deve mettere a frutto i tuoi doni e i suoi talenti e non aver paura, o peggio essere pigro, nel mettersi a tuo servizio con entusiasmo e radicalità, a patto che sia certo che il frutto del suo lavoro, in definitiva, non dipende dalla sua bravura o intelligenza, piccola o grande che sia, ma dalla fede che ha nella Tua potenza e nel Tuo amore. Solo Tu, infatti, operi meraviglie di grazia ed ottieni dei frutti di bene e di santità spesso insperati, grazie alla nostra collaborazione, il nostro impegno e una vita secondo il Tuo Vangelo.

Siamo chiamati tutti a diffondere il tuo amore, il tuo sorriso e il tuo Vangelo, con la vita e le opere, laddove viviamo, in famiglia, sul luogo di lavoro o a scuola, senza nascondere il dono di amore che ci è stato fatto quando Ti abbiamo incontrato e abbiamo deciso di essere tuoi discepoli, tuoi amici e con Te, figli del Padre celeste. Non possiamo vivere il dono della fede con leggerezza e superficialità: di questo ci verrà chiesto conto un giorno. Che cosa diremo allora? Che non ci capiti di aver ricevuto un tesoro e aver preferito la povertà che il mondo che vive senza di Te sperimenta ogni giorno, avendo paura di essere additati come Tuoi e semmai impedendo ad altri di conoscerti perché non siamo stati per loro strumenti della tua grazia, ma abbiamo preferito nasconderla e nasconderci.

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