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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

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Adorazione Eucaristica

di Giovedì 8 Maggio 2014

4° Domenica di Pasqua

Della bontà del Signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli. Alleluia. (Sal 33,5-6)

Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore.

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Prima lettura

Dagli Atti degli Apostoli (2,14.36-41)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. Parola di Dio.

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Salmo responsoriale (Sal 22)

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla. / Su pascoli erbosi mi fa riposare, / ad acque tranquille mi conduce. / Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino / a motivo del suo nome. / Anche se vado per una valle oscura, / non temo alcun male, perché tu sei con me. / Il tuo bastone e il tuo vincastro / mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa / sotto gli occhi dei miei nemici. / Ungi di olio il mio capo; / il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni.

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Seconda lettura

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (2,20-25)

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime. Parola di Dio.

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Canto al Vangelo (Gv 10,14)

Alleluia, alleluia. Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Alleluia.

 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Parola del Signore.

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In questo brano del Vangelo, Signore, ti definisci sia come la porta per la quale entrano le pecore, sia come il buon Pastore del tuo gregge. Cominci a parlare del rapporto che c’è tra un Pastore e il suo gregge, che, in un contesto come quello palestinese, è molto particolare: le pecore sono per il pastore l’unica ragione di vita e la sua sussistenza, per cui si crea tra l’uno e l’altro un rapporto unico. Il Pastore ha davvero a cuore il suo gregge, conosce le pecore una ad una, semmai affibbia a ciascuna di esse pure un vezzeggiativo o un nomignolo. Tutto questo non accade ad un estraneo per il quale esse sono tutte uguali, mentre per chi le guarda con gli occhi dell’affetto e dell’amore sono uniche. Avviene così anche per noi e per Te, Gesù: nessun uomo è uguale ad un altro e Tu ci conosci per nome, per te siamo unici e con ciascuno hai un rapporto particolare. Purtroppo siamo noi che spesso non viviamo in un’amicizia profonda con Te e perciò rischiamo di vederti come uno tra tanti.

Può accadere così che un estraneo o un brigante vedendo un gregge numeroso sia attratto da esso: un gregge è pur sempre una fonte di ricchezza! Tuttavia non ha le chiavi per aprire la porta principale, per cui gli tocca infiltrarsi in maniera illegale. Gli estranei o i briganti sono i falsi messia o i falsi profeti che ogni tanto si affacciano sul tuo ovile e cercano di portare via, con le parole e i fatti, quante più pecore possibili. Sono coloro ai quali anche noi prestiamo attenzione perché i loro discorsi e le loro motivazioni sono più piacevoli e gratificanti delle tue parole, che seguono la logica dell’amore, della croce e del perdono, argomenti questi che non sono molto di moda nel mondo. La storia ci dice che tali individui s’intrufolano spesso nel tuo gregge e nella tua Chiesa e, per il fatto che agiscono in maniera libera, autonoma e controcorrente (non passano per la porta principale) risultano molto più affascinanti, se paragonati all’ordine e all’obbedienza che regna tra coloro che vivono nel recinto chiuso ed ordinato della Chiesa. Guai a noi, però, se ci lasciamo prendere da quelli che predicano in questo modo: la stessa storia ci insegna che alla fine essi hanno solo annunciato se stessi, portando divisione tra i fratelli.

Anticamente, i pastori, per evitare che il gregge venisse razziato, si mettevano a dormire sulla soglia della porta sicché se qualcuno voleva entrare, come minimo doveva fare i conti con lui o almeno doveva passare su di lui. Sei tu Gesù questa porta, «la Porta», che non è un’entrata qualsiasi. Se sei il vero ingresso, allora non possono essercene altri e quindi sei l’unica via di salvezza attraverso la quale si può entrare a far parte del gregge, ovvero del regno di Dio. Solo Tu hai parole di vita eterna e tutti coloro che promettono una salvezza o la felicità sono degli impostori perché prendono di offrire ciò che non possono dare. Chi, infatti, può rimettere il peccato o rendere partecipi della vita di Dio o far vivere eternamente beati se non Dio stesso, che, facendosi uomo, santifica e rende la nostra umanità capace di tutti questi doni? Gli altri, gli estranei, possono solo accarezzare i nostri desideri o giustificare i nostri piaceri ed egoismi, ma, di fronte alla morte e al male, devono ammutolire e fuggire. Chi davvero ti cerca e ti ama, però, non presta ascolto alle chiacchiere di costoro, anche se ne deve soffrire l’ingombrante presenza. I tuoi discepoli e tutti coloro che cercano la verità, l’amore e la giustizia recalcitrano e forse sono pure strattonati e trattati mali, ma sanno ascoltare la tua voce e solo quella vogliono seguire. Fa o Gesù che anche noi impariamo ad ascoltare la tua voce e non andiamo dietro all’ultimo che arriva solo perché ci dice cose che ci fanno comodo: si sono intrufolati malevolmente nel tuo gregge e nella tua Chiesa, ma non ci parlano di Te, non appartengono al tuo ovile.

˜Dicendo di essere il pastore, Gesù, stai facendo anche un’affermazione molto forte su di Te. L’essere pastore, nell’Antico Testamento, era uno degli appellativi di Dio in rapporto al Popolo di Israele. In altre parole Tu, dicendoti pastore, affermi la tua divinità e la tua stretta relazione con il Padre: sei Dio fatto uomo. Nell’Antico Testamento Dio è il Pastore di Israele; per noi Tu sei il Pastore della Chiesa. Il profeta Ezechiele sottolinea con forza questa similitudine al capitolo 34 del suo libro e conclude ispirato dallo Spirito Santo descrivendo il pensiero di Dio: «Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro Dio» (Ez 34,31). Insieme con Te, non vogliamo aver paura, ma vogliamo seguirti come un gregge fa con la sua guida, il suo pastore; vogliamo appartenere all’ovile della Chiesa che Tu hai affidato a Pietro quando gli hai ordinato di pascere i tuoi agnelli e le tue pecore (Gv 21.15.17). È con Te, nella Chiesa e con Pietro e i suoi successori, che ci sentiamo sicuri, sapendo che non ci abbandoni mai, anche quando i briganti portano scompiglio: abbiamo la prova che ci ami e ci conosci per nome, perché tu hai dato la vita per noi.

˜Se molti si sentono trafiggere il cuore per ciò che ti è accaduto, o Gesù, la causa va ricercata nel fatto che è cominciato il tempo dello Spirito Santo che prepara gli uomini ad accogliere il tuo Vangelo di salvezza e ad aderirvi con amore. Non bastano le sole parole di Pietro, infatti, sebbene ispirate da Dio, ma è necessario che anche il cuore di chi ascolta sia ben disposto e illuminato dalla grazia. Dimentichiamo spesso questa verità credendo che per attirare gli altri a te bastano le nostre sole parole, mentre noi siamo solo strumenti del tuo amore che tocca il cuore degli uomini affinché possano liberamente dirti il loro il «si».

˜Il Salmo 22 è una preghiera che richiama il rapporto tra Dio e il suo Popolo paragonandolo a quello che esiste tra il Pastore e il suo gregge. È Dio il vero Pastore di Israele che si prende cura di coloro che credono in Lui e li custodisce con amore e premura, attraverso la sua provvidenza. Il gregge si deve solo fidare della sua guida, anche se non conosce bene il cammino, perché il Pastore non può che condurli a posti sicuri e di felicità. Per noi il Buon Pastore sei Tu, Gesù, che ci guidi in questa vita verso i pascoli eterni: a noi solo non ci resta che seguirti con fiducia.

˜Pietro ci ricorda che Tu, Gesù, non solo sei il vero Pastore che guida il suo gregge, ma nella tua vita sei anche stato un agnello, l’Agnello di Dio, che ha sofferto e per il suo sacrificio ha salvato ciascuno di noi. E allora la fiducia nei tuoi riguardi non può che aumentare e farsi più forte perché ti sei fatto simile a noi e, quindi, non solo ci conosci per nome, ma hai anche sperimentato i nostri limiti, le nostre paure, la sofferenza e la morte. E allora vogliamo seguirti fiduciosi, confidare nel tuo amore e nella tua salvezza; ti riconosciamo come vero nostro Dio e, nello stesso tempo, come uno di noi, vero uomo.

˜Di chi parla Gesù a proposito delle pecore che lo conoscono? Parla di quelli che Dio ha conosciuti nella sua prescienza, dei predestinati, dei giustificati, dei glorificati, e di questi ancora dice: "Chi accuserà gli eletti di Dio?" (Rm 8,33). Dunque «il Signore conosce i suoi»: essi sono pecore. Qualche volta neppure essi sanno di esserlo, ma lo sa il pastore, in forza di questa predestinazione, in forza della prescienza di Dio, della scelta fatta tra le pecore prima della creazione del mondo, secondo quanto ancora dice l’Apostolo: "come in lui prima della fondazione del mondo ci ha eletti" (Ep 1,4). Secondo questa prescienza e predestinazione di Dio, quante pecore fuori e quanti lupi dentro l’ovile! Così come ci sono pecore dentro e lupi fuori. Cosa vuol dire che ci sono molte pecore fuori? Vuol dire che molti, che ora sono preda della lussuria, saranno casti; molti, che ora bestemmiano Cristo, crederanno in Cristo; molti, che si ubriacano, saranno sobri; molti, che oggi rubano i beni altrui, doneranno i propri! Ma, purtuttavia, ora ascoltano la voce estranea, e la seguono. Ugualmente, molti che oggi dentro l’ovile levano lodi al Signore, lo bestemmieranno, sono casti e saranno fornicatori, sono sobri, e poi affogheranno nel vino, stanno in piedi e cadranno! (Sant’Agostino)

˜Domenica ricorre la Giornata di preghiera per le Vocazioni. Signore Gesù, Pastore Buono, hai offerto la tua vita per la salvezza di tutti; dona a noi l'abbondanza della tua vita e rendici capaci di testimoniarla e di comunicarla agli altri. Signore Gesù, dona il tuo Santo Spirito a tutte le persone, particolarmente ai giovani e alle giovani, che tu chiami al tuo servizio; illuminale nelle scelte; aiutale nelle difficoltà; sostienile nella fedeltà; rendile pronte e coraggiose nell'offrire la loro vita, secondo il tuo esempio, affinché altri abbiano la vita

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