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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

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Adorazione Eucaristica

3° Domenica di Pasqua / A

4 Maggio 2014

Acclamate al Signore da tutta la terra, cantate un inno al suo nome, rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia. (Sal 66,1-2)

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.

Prima lettura

Dagli Atti degli Apostoli (2,14.22-33)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire». Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale (Sal 15)

Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. / Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu». / Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: / nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; / anche di notte il mio animo mi istruisce. / Io pongo sempre davanti a me il Signore, / sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore / ed esulta la mia anima; / anche il mio corpo riposa al sicuro, / perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, / né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita, / gioia piena alla tua presenza, / dolcezza senza fine alla tua destra.

 

Seconda lettura

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,17-21)

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. Parola di Dio.

 

Canto al Vangelo (Lc 24,32)

Alleluia, alleluia. Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli. Alleluia.

+ Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore.

* * * * *

Nel giorno di Pentecoste, i tuoi discepoli, Gesù, ricevono lo Spirito Santo che apre i loro cuori e illumina la loro intelligenza. Pieni del tuo amore non hanno più paura e possono uscire dal Cenacolo, dove erano sbarrati per paura dei Giudei. Chi tra tutti loro prende la parola è Pietro, perché a lui, prima della tua Passione, hai affidato il compito di confermare nella fede i fratelli. Ed è nella voce di Pietro e dei suoi successori che la Chiesa, tua comunità, trova la forza di annunciarti al mondo quale Salvatore. Ci stupiscono le parole che Pietro usa per annunciare la tua Risurrezione, attingendo ai testi e alle profezie dell’Antico Testamento. Pietro, infatti, è un povero pescatore, eppure mostra tanta sapienza, passione e forza. Da dove ha origine questa trasformazione? È grazie allo Spirito Santo, che è capace di tali cambiamenti, che è possibile ciò, allora come adesso, ai tuoi discepoli come a noi. Fa che accogliamo il tuo Spirito, Gesù, perché solo così la nostra debolezza non ci farà più paura, perché tutto possiamo in Te.

Con il Salmo 15 il salmista invita i suoi contemporanei a fare un atto di fede di fronte alle tentazioni di idolatria del suo tempo: solo il Signore è e sarà l’unico Dio. Noi ti chiediamo, Signore, che tu ci sostenga e ci dia la tua forza e il tuo amore. L’amicizia con te è fonte di gioia e dolcezza, a patto però che ti mettiamo al primo posto nella nostra vita e osserviamo i tuoi comandamenti.

Nella sua Lettera, Pietro ci ricorda che la liberazione di ogni cristiano è stata possibile grazie al pagamento di un riscatto: come si dava la libertà ad uno schiavo, pagando a peso d’oro il prezzo della sua schiavitù, così, per i credenti, la liberazione dalla schiavitù del peccato, ci dice Pietro, è stata possibile solo per l’offerta di amore che tu, Gesù, hai fatto nella tua Passione, Morte e Risurrezione. Purtroppo ci dimentichiamo che il nostro essere cristiani nasce da un amore donato, accolto e ricambiato e che la liberazione dal peccato, l’adozione filiale da parte di Dio Padre e la vita di libertà è frutto della tua sofferenza. E forse nemmeno Ti diciamo grazie per tutto questo! Invece come un servo è grato a chi gli ha dato la possibilità di essere libero per tutta la vita, così anche noi dovremmo, in ogni istante, ricambiare nelle parole e nelle opere l’amore che Tu ci ha dimostrato e donato.

Ecco due discepoli che sono delusi dal fallimento della Croce e tristi per aver visto svanire la speranza di un futuro diverso e morire un «Uomo» che per anni ha rappresentato un’ideale di vita. Due uomini che fuggono via, che hanno paura, che sono scoraggiati. Due individui tra loro divisi, in grave disaccordo e che discutono animatamente. Ripercorrono le tue parole, Gesù, gli ultimi momenti della tua vita e forse sono arrabbiati per aver perso tempo dietro ad una speranza che si è rivelata effimera. Vanno verso Emmaus, nella campagna, dove qualche secolo prima i Maccabei avevano combattuto e vinto gli oppressori, ridando ad Israele una libertà perduta e un’identità politica. Ti avvicini a loro, ma non ti riconoscono, perché non sono sufficienti gli occhi del corpo a vederti, se mancano gli occhi della fede. Al tempo degli Apostoli, come adesso, è necessario che ti accogliamo nella fede, che non significa solo «sapere», ma vuol dire anche fiducia, abbandono. Quante volte sei accanto a noi, nella nostra tristezza, nella nostra solitudine, come un compagno di viaggio: poiché non abbiamo fede, però, non siamo capaci di riconoscerti.

E Tu, pazientemente, ci prendi per mano. Discretamente ti fai vicino alle nostre delusioni. Da te interrogati i due discepoli rivelano il motivo della loro tristezza, che altro non è se non la profonda delusione di chi ha sperato di aver raggiunto una salvezza, ma che si è, invece, ritrovato a mani vuote. La salvezza, che essi speravano, era una realtà ritagliata secondo i loro bisogni e le loro aspettative. E ciò accade anche a noi. Rimani sempre un grande, per quello che hai detto e hai fatto, ma se non ci salvi a modo a nostro, se non fai quello che vogliamo, tutto ciò a che serve? Tu invece vuoi salvarci per vie che nemmeno possiamo immaginare. Così noi, come i due di Emmaus, tante volte siamo delusi dal tuo modo di fare, dalla tua impotenza, dall’insuccesso garantito dalla logica della Croce e dell’Amore. E siamo tristi. Ed anche di fronte alla testimonianza gioiosa ed entusiasmante di chi trova in Te la speranza e la gioia, il nostro cuore, indurito per la mancanza di fede e semmai sconvolto, non sa reagire. Resta chiuso nella noia mortale di chi non sa abbandonarsi. E si allontana da Te, nella tristezza.

Tu, misericordioso Gesù, ci rimproveri per questa durezza, ci parli, prepari il nostro cuore a riabbracciarti. Illuminati dalla tua parola i discepoli rileggono la tua storia dal punto di vista di Dio, del suo amore, della necessità che le cose andassero in un certo modo, non per un destino fatale, ma perché si adempisse il disegno di amore e di salvezza che il Padre aveva stabilito per noi dall’eternità. E arde il cuore. Solo alla luce della Risurrezione, infatti, acquistano senso le parole oscure dell’Antico Testamento e si realizzano le promesse che Dio ha fatto ai nostri Padri. Fa Gesù che anche noi possiamo rileggere la nostra storia non secondo i nostri schemi, ma alla luce del tuo amore: così saremo sicuri che il tuo amore ci ha sempre circondati e, se hai permesso nella nostra vita eventi brutti, ciò è avvenuto perché, per la tua sapienza e la tua bontà, Tu sei capace di trarre il bene dal male.

I discepoli non ti riconoscono subito, ma sono attratti da Te. Anche noi ci sentiamo presi dal tuo messaggio, pur conoscendoti imperfettamente: stiamo bene con Te, ti preghiamo, ascoltiamo la tua Parola, ma non riusciamo a metterti al primo posto, non siamo in grado di comprendere cosa significa seguirti. E ci arde il cuore perché in realtà il fuoco dello Spirito Santo brucia nella nostra anima e ci purifica perché possiamo accoglierti nella fede e nell’amore. I discepoli ti chiedono di restare, perché ormai è sera. Nella sera di quel giorno, il primo della settimana in cui sei risorto, ti riconoscono nello spezzare il pane. Nello stesso momento tu scompari, ma non Ti nascondi del tutto perché c’è il pane spezzato, l’Eucaristia, segno della tua continua presenza. Luca ci dice che noi dobbiamo riconoscerti quale Risorto e Vivente nell’Eucaristia celebrata di Domenica, quando si rinnova nella fede l’esperienza della Risurrezione. Nella Messa davvero ci arde il cuore, ascoltando la tua Parola e ricordando le meraviglie d’amore che tu hai fatto per noi. Così ci prepariamo a riconoscerti e a riceverti nell’Eucaristia, pane spezzato, sacramento della tua presenza viva e continua, comunione con Te e, con una gioia speciale, senza indugio possiamo correre via ad annunciarti ai nostri fratelli e alle nostre sorelle.

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