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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

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Adorazione Eucaristica

di Giovedì 24 Aprile 2014

2° Domenica di Pasqua / A

 

Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia. (1Pt 2,2)

Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti.

Prima lettura

Dagli Atti degli Apostoli (2,42-47)

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. Parola di Dio.

Salmo responsoriale (Sal 117)

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele: / «Il suo amore è per sempre». / Dica la casa di Aronne: / «Il suo amore è per sempre». / Dicano quelli che temono il Signore: / «Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, / ma il Signore è stato il mio aiuto. / Mia forza e mio canto è il Signore, / egli è stato la mia salvezza. / Grida di giubilo e di vittoria / nelle tende dei giusti: / la destra del Signore ha fatto prodezze.

La pietra scartata dai costruttori / è divenuta la pietra d’angolo. / Questo è stato fatto dal Signore: / una meraviglia ai nostri occhi. / Questo è il giorno che ha fatto il Signore: / rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Seconda lettura

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,3-9)

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime. Parola di Dio.

Sequenza. Alla vittima pasquale, / s’innalzi oggi il sacrificio di lode. / L’Agnello ha redento il suo gregge, / l’Innocente ha riconciliato / noi peccatori col Padre. / Morte e Vita si sono affrontate / in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era morto; / ma ora, vivo, trionfa. / «Raccontaci, Maria: / che hai visto sulla via?». / «La tomba del Cristo vivente, / la gloria del Cristo risorto, / e gli angeli suoi testimoni, / il sudario e le sue vesti. / Cristo, mia speranza, è risorto: / precede i suoi in Galilea». / Sì, ne siamo certi: / Cristo è davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo (Gv 20,29)

Alleluia, alleluia. Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Alleluia.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore.

* * * * * *

«La sera di quel giorno», di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo, era il giorno dopo il Sabato, il giorno in cui Tu, o Gesù, sei risorto. Quel giorno è la Domenica, il giorno a Te dedicato in modo speciale, il giorno della settimana in cui trionfi sulla morte e sul peccato e appari ai tuoi discepoli e alla tua Chiesa. Anche «otto giorni dopo», ovvero la Domenica successiva, Tu appari di nuovo ai Dodici. Il fatto che Tu, o Gesù, ti mostri in questo giorno, ci illumina sull'importanza della Domenica proprio come giorno Tuo, Gesù, giorno del Risorto e giorno importantissimo per la Chiesa. È come se Giovanni ci volesse dire che da quel primo giorno, in cui risorgesti, la Tua Chiesa si è sempre riunita nello stesso giorno, il primo dopo il Sabato e l’ottavo, di settimana in settimana, ininterrottamente, per celebrarti come vincitore della morte e del peccato. La Domenica sta al cuore della nostra fede in Te, Gesù, che è fede nella Risurrezione. La Chiesa celebra questo mistero nella Celebrazione Eucaristica, dove non solo viene ripresentato misteriosamente il mistero della tua morte e risurrezione, ma Tu ti fai presente realmente in mezzo ai tuoi, come quel giorno di Pasqua: se in quel lontano giorno eri nel Cenacolo come il Vivente, anche ora sei presente in mezzo a noi, sebbene nascosto nelle specie del Pane e del Vino. Cambia solo il modo con cui sei nella Chiesa, ma allora, come adesso, è necessaria la fede per vederti in mezzo a noi nell'Eucaristia.

Ai Tuoi discepoli, impauriti e timorosi rivolgi innanzitutto un saluto: «Pace a voi». Quale pace, però? Nella Bibbia la pace non indica una semplice assenza di guerra o uno stato di benessere, ma è una realtà più profonda che solo Dio può donare. È una pace, «shalom», che il mondo può solo desiderare, ma non può raggiungere perché incapace di poterla vivere e attuare. In primo luogo vivere in pace, significa vivere in armonia profonda con Dio, con se stessi e con il prossimo, in un rapporto che non è offuscato da nessuna ferita o offesa. Si vive in pace, allora, quando si è in buona salute, si ha discreta stabilità di vita e si è voluti bene dagli altri e benedetti da Dio: chi vive così non ha paura di nulla né ha da temere nessuno. Una vera pace, però, dovrebbe essere duratura, perché il solo pensiero che prima o poi bisogna perdere tutto con la morte, arreca sempre tristezza e infelicità. Queste riflessioni ci possono far meglio comprendere il dono della pace che Tu, Gesù, fai ai tuoi discepoli e a tutti noi. Con la tua Pasqua, Gesù, ci hai dato il perdono del peccato, una nuova amicizia con Dio e la possibilità di avere una nuova relazione di amore con il prossimo. Tutto questo è possibile solo grazie allo Spirito Santo che ci rende nuove creature e trasforma la nostra esistenza. Per questa ragione il saluto della pace è legato al dono dello Spirito Santo ed è dono di misericordia, dono di quell’infinito amore del Padre che finalmente in Te, Gesù, distrugge ogni ostacolo tra noi e Lui, ostacolo causato dal nostro peccato, qualsiasi esso sia. Solo Tu, Signore, puoi darci la vera pace, la felicità e quella misericordia che effondi su di noi, nel tuo Santo Spirito, e che distrugge tutto ciò che ci impedisce di godere di questa pace.

Il dono della pace, però, non è riservato ai soli discepoli, ma è per ogni e uomo e ogni donna che cercano la felicità e, quindi, la salvezza del Signore. Per far si che il dono di misericordia possa raggiungere tutti, Gesù lo trasmette alla sua Chiesa che così può offrirlo a chiunque crede nel Signore, in ogni luogo ed epoca della storia. Questo dono di misericordia che libera l’uomo dalle sue paure e dal suo peccato, è il sacramento della Confessione, grazie alla quale la Chiesa, per la potenza dello Spirito Santo, può ridonare la riconciliazione con Dio e così una nuova pace a chi l’ha perduta. Che la Chiesa dovrebbe risplendere di quella pace e misericordia ricevute dal Cristo, lo possiamo ben vedere dal racconto degli Atti degli Apostoli che ci parla della prima comunità cristiana e ce la descrive in pace, come un luogo in cui i credenti vivono alla presenza del Risorto in comunione di vita e in armonia tra loro. La prima comunità cristiana è davvero l’icona del nuovo popolo di Dio che vive nella sua Pace. Il dono della pace che scaturisce dalla misericordia di Dio sta così a fondamento della Chiesa stessa, perché è grazie alla fiducia nell’amore perdonante di Dio che essa rimane stabile e speranzosa, nonostante i peccati dei suoi figli e le persecuzioni che deve subire in ogni tempo, che, come ci ricorda san Paolo nella sua Lettera, sono invece occasione di purificazione e crescita nell’amicizia con Dio.

Quando il sacerdote ci perdona, sei tu stesso che prendi il suo posto e prendi su di te il nostro peccato dandoci, in cambio, il perdono e la misericordia come avevi già fatto sulla Croce. Come cristiani dovremmo abituarci ad avere una fede più viva e sincera e a saper guardare oltre le apparenze sapendo che Tu agisci nonostante i limiti di coloro che si professano tuoi discepoli. Dovremmo avere un occhio che sappia scorgere la presenza di Dio anche quando le cose sembrano andare male. È per noi di esempio l'incredulità di Tommaso. Invece di fidarsi dei suoi compagni, li crede impazziti per il troppo dolore e chiede la prova della tua presenza. Tu o Gesù non neghi a quel discepolo una nuova apparizione, ma tramite lui insegni a noi che la fede non può essere vissuta solo su certezze, ma è fatta anche di fiducia e di amore. Quest'episodio ci dice che dobbiamo fidarci della Tua Chiesa che tramanda, di generazione in generazione, la testimonianza di chi ti ha visto vivo dopo la morte. È anche vero tuttavia che tutto questo lo si accetta per quel dono di fede che viene riversato ai credenti nel momento del Battesimo. È per quella fede che noi, tuoi fedeli, possiamo vedere le realtà soprannaturali, crederti risorto e nostro salvatore. È per quella fede che siamo salvati. È per quella fede che siamo felici, perché abbiamo creduto pur non avendo visto. Sostienici Gesù in questa fede e facci scorgere il tuo volto e la tua presenza tutti i giorni della nostra vita.

Con intuizione profetica Giovanni Paolo II ha chiamato questa Domenica, «Domenica della Divina Misericordia», per sottolineare quanto sia importante riscoprire il senso genuino dell’amore del Padre che ci invita in ogni modo a far parte della sua famiglia, senza aver timore del nostro peccato e delle nostre incertezze. Il messaggio di misericordia è oggi davvero importante, giacché la crisi di valori e la globalizzazione mostrano una società mondiale sempre più impaurita ed esposta a dolorose derive, in cui la corruzione, la violenza e la mancanza di rispetto per l’uomo e la sua dignità la fanno da padrona. Ad un mondo impaurito perché non vi è pace tra gli uomini, tra i popoli e anche con la natura, che è spesso oltraggiata e devastata, la Chiesa deve avere il coraggio di annunciare che vi è ancora la possibilità di vivere in pace con tutti e con tutto, a patto che l’umanità si lasci toccare dalla misericordia del Padre, che può perdonare ogni errore e che ci rende certi che non c’è sbaglio che non possa essere riparato.

Dio «non perdona soltanto i peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è chinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale». È questo il messaggio d’amore che dobbiamo imparare per conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli, perché l’amore di Dio e l’amore dei fratelli sono indissociabili. «Fissando lo sguardo su di Dio, sintonizzandoci col suo cuore di Padre, diventiamo capaci di guardare ai fratelli con occhi nuovi, in atteggiamento di gratuità e di condivisione, di generosità e di perdono. Tutto questo è misericordia!» Il messaggio della divina misericordia è anche un messaggio sul valore di ogni uomo. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la sua vita, a tutti il Padre fa dono del suo Spirito e offre l'accesso alla sua intimità. Questo messaggio consolante si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza» (Giovanni Paolo II)

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