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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

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Adorazione del Giovedì

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

Anno A 30 Marzo 2014

Domenica Laetare

Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione. (cf. Is 66,10-11)

Colletta

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.

Prima lettura

Dal primo libro di Samuele (16,1.4.6-7.10-13)

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Parola di Dio.

Salmo responsoriale (Sal 22)

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla. / Su pascoli erbosi mi fa riposare, / ad acque tranquille mi conduce. / Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino / a motivo del suo nome. / Anche se vado per una valle oscura, / non temo alcun male, perché tu sei con me. / Il tuo bastone e il tuo vincastro / mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa / sotto gli occhi dei miei nemici. / Ungi di olio il mio capo; / il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni.

Seconda lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,8-14)

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà». Parola di Dio.

Canto al Vangelo (Gv 8,12)

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio! Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me, avrà la luce della vita. Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». Parola del Signore.

* * * * *

Nel percorso quaresimale dell’anno «A», sono proposti alcuni aspetti del Battesimo che sarà celebrato solennemente la Vigilia di Pasqua. Oggi, con il Vangelo della guarigione del cieco nato, ci viene suggerito che il dono della fede, ricevuto nel Battesimo, è come una luce soprannaturale che permette di vedere le realtà invisibili, la vita di Dio. Come il cieco guarito da Gesù può vedere per la prima volta il mondo circostante, allo stesso modo nel Battesimo è donata la fede che permette di vedere, conoscere e credere Dio ed accogliere la sua Parola. Tutti hanno bisogno di questa luce perché, senza di essa, l’uomo può arrivare, al massimo, ad ammettere l’esistenza di un Dio potente e sapiente, ma non potrà conoscerne la sua vera vita, fatta di amore e misericordia. Per questo, nel prefazio, preghiamo il Padre con queste parole: «Nel mistero della sua incarnazione Cristo si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede. Con il sacramento della rinascita ha liberato gli schiavi dell’antico peccato per elevarli alla dignità di figli». Ti ringraziamo Signore per il dono della luce della fede che ci rende capaci di vederti e di conoscere la tua vita. Perdonaci se a causa del nostro peccato abbiamo oscurato o perduto questa luce e siamo ripiombati in quell’oscurità che ci spinge a mettere in dubbio il tuo amore, la tua tenerezza e la stessa esistenza di Dio.

Immaginiamoci la scena del miracolo. Immaginiamo Gesù che passeggia con i suoi e si sofferma a guardare quel povero cieco. Chissà quante volte, o Signore, hai udito la sua voce, mentre chiedeva l’elemosina! Quella volta ti fermi e ascolti i discorsi dei tuoi discepoli che pensano che il male e le disgrazie siano legati al peccato personale o dei genitori! La sofferenza e il male, però, non sono punizioni di Dio, ma una conseguenza del peccato originale e riguardano tutti, perché tutti siamo figli di Adamo ed Eva. Tu stesso Signore, hai subìto una morte infame, pur non avendo colpe, mostrandoci che se Dio permette il male, perché frutto della libertà degli uomini, tuttavia può sempre trarre da esso un bene più grande. Nel caso del cieco, tutto questo si capisce meglio perché egli è nato così e non può essere stato causa di un male che ha subìto prima di poter compiere alcuna azione.

Compi il miracolo che permetterà all’uomo di vedere la luce. Esso, però, richiama a quel miracolo per mezzo del quale Tu, Gesù, fai a ciascuno dono della fede che è una luce speciale che fa vedere le realtà invisibili della vita di Dio. Sputando a terra e facendo del fango, compi un gesto che ci richiama alla creazione dell’uomo che fu plasmato dal fango. Come Dio crea qualcosa di nuovo dal fango, allo stesso modo, per il Battesimo e la Pasqua, sono create delle nuove creature. Tu, o Gesù, crei un uomo nuovo, partendo dalla sua infermità, la cecità corporale, segno di quella cecità spirituale causata dal peccato che ci impedisce di vedere e conoscere il Padre. Non guarisci subito l’uomo, ma lo mandi a lavare nella piscina di Siloe, dove di solito avvengono le purificazioni rituali, insegnandoci, che, sebbene agisci nel cuore degli uomini, tuttavia vuoi che essi attingano alla tua grazia attraverso segni sensibili e materiali, i sacramenti. Anche se Tu illumini interiormente ogni uomo e ogni donna, ci fai comprendere che è nella Chiesa che avviene il miracolo della guarigione e per mezzo di lei, nel Battesimo, si riceve il dono della fede che ci consacra figli di Dio.

Per mezzo del fango, una terra mista a saliva e materia umile e disprezzabile, Tu, o Signore, compi il miracolo. Allo stesso modo fai con i Sacramenti, segni umili, attraverso i quali ci ridoni una vita nuova. In tutto questo racconto riecheggia la bellezza del Battesimo, giacché il cieco nato è segno dell’uomo che nasce nel peccato e che Tu salvi portandolo alla piena confessione di fede in Te: «Credo, Signore!». Il cieco, potendo vedere e sperimentando la tua potenza, Ti riconosce, anche se imperfettamente, arrivando a testimoniarti di fronte alla resistenza di chi crede di conoscere Dio e invece è cieco, perché non vuole vedere e arrendersi all’amore di un Dio che accoglie tutti. Il cieco, guarito dal tuo amore, può parlare di Te, mentre gli scribi, che seguono Dio solo esteriormente e hanno dimenticato quanto possa essere buono, non riescono a vedere nel cieco una testimonianza vivente di questa misericordia.

Con grande tenerezza, Tu, Gesù, cerchi il cieco che, per testimoniarti, si ritrova solo tra prove e offese. Il cieco nato, maltrattato dai farisei e lasciato solo dai genitori, rappresenta ogni tuo discepolo che, dopo aver sperimentato il tuo amore, decide di seguirti, ma deve fare i conti con il mondo che lo circonda e non è capace di vedere la bellezza delle Tue parole, perché non ha la luce della fede che glielo permette. Come il cieco nato, anche noi, man mano che ci facciamo avvolgere dalla tua luce e usciamo dalle tenebre del peccato, siamo sempre più capaci di riconoscerti come nostro Signore e Salvatore. La fede è una luce, che se diventa più forte, ci permette di vedere sempre meglio Dio e il suo amore, ma se per il peccato essa si affievolisce, tutto diventa tenebra, dubbio, oscurità e incertezza. Il Vangelo di oggi ci fa capire che, nel Battesimo, Tu hai creato in noi la possibilità di conoscere e amare Dio in modo nuovo, ma lasci a noi la scelta di vivere con questo sguardo nuovo, custodendolo e rinforzandolo con il collirio della tua grazia. Se non vediamo il sole, non significa che questo non splenda. Allo stesso modo, se gli uomini non credono in Dio, non significa che Egli non esista e non li ami. E Tu Signore, con la Tua Pasqua, dai a ciascuno la possibilità di squarciare la notte di questa oscura e triste incredulità.

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