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Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

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Adorazione Eucaristica del Giovedì

TERZA DOMENICA

DI QUARESIMA

Anno A - 23 Marzo 2014

 

Quando manifesterò in voi la mia santità, vi raccoglierò da tutta la terra; vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo”, dice il Signore. (Ez 36,23-26)

Colletta

Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia.

Prima lettura

Dal libro dell’Èsodo (17,3-7)

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Parola di Dio.

Salmo responsoriale (Sal 94)

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore, / acclamiamo la roccia della nostra salvezza. / Accostiamoci a lui per rendergli grazie, / a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo, / in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. / È lui il nostro Dio / e noi il popolo del suo pascolo, / il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce! / «Non indurite il cuore come a Merìba, / come nel giorno di Massa nel deserto, / dove mi tentarono i vostri padri: / mi misero alla prova / pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-2.5-8)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Parola di Dio.

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Canto al Vangelo (Gv 4,42.15)

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria! Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo; dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

+Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Parola del Signore.

Dopo il Vangelo della prima Domenica di Quaresima, che ci ha proposto le Tentazioni di Gesù, e quello della seconda Domenica, che ci ha fatto meditare sulla sua Trasfigurazione, quale anticipi del mistero di Passione, Morte e Risurrezione del Signore, che celebreremo solennemente nel Triduo pasquale, si apre, con la Parola di Dio di oggi, il cammino quaresimale proprio dell’anno liturgico «A», che percorre le tappe del catecumenato e si sofferma sui grandi significati del Battesimo che nella Vigilia pasquale avrà un posto fondamentale. Così, a cominciare da questa settimana, ascolteremo il Vangelo della Samaritana che ci parlerà di Gesù «acqua viva», poi della guarigione del cieco nato, dove risplende Gesù «luce del mondo» ed infine quello della risurrezione di Lazzaro, in cui Gesù si mostra come la «risurrezione» e la «vita». Il Battesimo, infatti, è un’acqua spirituale che purifica e vivifica, dona la luce della fede che permette di conoscere la vita di Dio e trasforma la persona facendola risorgere dal peccato e rendendola figlia di Dio, infondendole una vita nuova.

Nel tuo cammino verso Gerusalemme, o Gesù, ti fermi presso un villaggio di Samaritani. Essi sono Ebrei, figli di Abramo e fedeli ai primi cinque libri della Bibbia, ma, per ragioni politiche, si erano separati da Israele, costruendosi un Tempio tutto loro. Perciò i Giudei li consideravano eretici ed impuri e avevano interrotto con loro ogni tipo di relazione. Ti fermi presso di loro, perché sei stanco e assetato, mostrando che hai voluto essere così simile a noi, da non aver avuto paura di sentire anche i limiti e le debolezze dell’umanità. Ti siedi presso un pozzo che si faceva risalire a Giacobbe e che, per un villaggio orientale, è una necessaria fonte di vita. Il pozzo, però, è anche un luogo dove si possono incontrare gli altri e, specialmente al mattino, prima che faccia caldo, le donne vanno ad attingere l’acqua per la casa. In questo racconto, però, vediamo che la Samaritana ci va a mezzogiorno, un orario insolito. Forse faceva così per evitare le chiacchiere delle altre donne che avrebbero potuto avere un gran ridire sulla sua vita. L’ora sesta, però, ci richiama anche all’ora della tua Passione, l’ora in cui Pilato ti presenta alla folla come il Re dei Giudei! Pilato, inconsapevolmente, a mezzogiorno rivela la tua vera identità e anche Tu, in quest’ora, riveli alla donna chi sei. E stai li ad attenderla, avendo la pazienza di portargli la luce della salvezza.

Le chiedi da bere, ma la tua sete non è semplicemente materiale. Anche sulla Croce griderai di aver sete, ma la tua è una sete di salvezza dell’umanità. Provi come un’arsura e quasi un desiderio bruciante della salvezza degli uomini e delle donne. Chiedi da bere ad una Samaritana, che è una persona che vive fuori di Israele e quindi dalla comunità di salvezza, per farci comprendere che la salvezza è per tutti e nessuno è escluso. Anzi, come la Samaritana ci mostrerà, spesso capita che le persone da cui meno ce lo aspettiamo, sono quelle che accolgono poi con gioia il Tuo Vangelo. Basta solo andargli incontro, farsi vicino a loro, come hai fatto Tu con la Samaritana, chiedendogli da bere e insegnandoci che dobbiamo aver il coraggio di abbattere il muro della diffidenza che innalziamo tra noi e gli altri.

Cominci con la donna un dialogo e pian piano, pazientemente, la porti a far chiarezza nella sua vita, mettendola di fronte alla realtà che, nel suo caso, riguardava la sua vita affettiva. Ella aveva avuto cinque mariti ed ora stava con un amante! Se pensiamo che erano permessi al massimo tre matrimoni, comprendiamo il suo stato di immoralità. Nel dirle la verità, però, non vuoi svergognarla, ma farle prendere coscienza che la sua vita, così incasinata, non gli permette di sentirsi realizzata e felice. Ha avuto già molti amori, ma non è mai riuscita a donarsi in pieno o a sentirsi davvero importante per qualcuno. Per Te, Gesù, siamo così importanti che dai la vita per noi e ci fai capire che chi ama sul serio, ama per sempre e in pienezza. Quando ti conosciamo meglio e ci confrontiamo con il tuo Vangelo, accade a noi, come alla Samaritana, che la tua luminosa parola faccia risaltare il peccato, le oscurità e quelle paure nascoste che, fin tanto non le eliminiamo, impediscono di gustare la tua gioia e la tua pace. Quasi tutti noi abbiamo sperimentato che, all’inizio del nostro cammino di fede, Tu appari come l’unico che può rispondere ai nostri interrogativi più profondi e man mano ti frequentiamo, cresce in noi il bisogno di approfondire il tuo messaggio, capendo che tante volte si è lontani da Te, perché si ha di Te un’idea sbagliata. Per avere una vera fede in Te, bisogna mettere in discussione tante cose, anche quelle che consideriamo più «sacre» per noi, ma che, vissute male, ci tenevano lontane da Te.

I Samaritani non aspettavano il Messia come i Giudei, ma il «profeta», uno simile a Mosé che era stato annunciato da Dio alla fine dell’Esodo. Questo profeta avrebbe completato l’opera di Rivelazione della Legge di Dio per gli uomini. Di fronte a Te, la donna mette in discussione il suo culto e il suo modo di servire Dio, anche se, a modo suo e almeno con il cuore, credeva in Dio. Il Tempio sul Garizim, infatti, era il suo luogo di culto a Dio, anche se non era quello vero e autentico. Qualcosa del genere capita anche a noi quando viviamo la nostra fede solo esteriormente, senza che ad essa corrisponda un cuore che sia in piena comunione con Te. E facciamo come i Samaritani che anche se avevano un loro Tempio, questo non poteva compensare, se non nell’illusione, la loro separazione dal vero Israele. Non basta l’osservanza esteriore di ciò che dici, Gesù, ma è necessario che anche il cuore accolga e viva le tue Parole.

Nel Battesimo, tutti noi abbiamo avuto a che fare con l’acqua, tuttavia, l’acqua del Battesimo è segno di un’acqua spirituale, che ci purifica dalla macchia del peccato e realizza i nostri più profondi desideri che sono come una sete che brama una salvezza, l’amore e la gioia. Il Battesimo non è un rito esteriore, ma ci rende figli del Padre, facendo si che possiamo sempre pregarlo, in spirito e verità, perché in ogni istante della vita noi apparteniamo a Lui, senza dover aspettare altre salvezze o altri tempi, perché è questa la nostra «ora». Tu, Gesù, già hai dato a noi l’acqua viva che purifica e rinnova: fa che non ci stanchiamo mai di berla, per avere quella forza che ci permette di essere tuoi amici, facendo esperienza di quell’amore sorprendente, come ha meravigliato i discepoli quando Ti hanno visto parlare, insolitamente, con una donna. Se come lei davvero Ti incontriamo, come lei Ti annunceremo a tutti. E non importa quale sia stata la nostra vita, perché Tu l’hai rinnovata con l’acqua viva dello Spirito.

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