...immagini della chiesa...

Parrocchia di Santa Edith Stein - Roma!

Via Siculiana 160, 00133 Roma - tel. 0620433294

parrocchiasantaedithstein@gmail.com


 


La Parrocchia: Santa Edith Stein

Nella comunità di Torre Angela, guidata da don Stefano Ranfi, celebrazioni nelle strade e catechesi nelle case di Giulia Rocchi

Lungo via Siculiana si alternano casette basse e terreni incolti. Si vede anche un cantiere, quasi all’altezza dei Due Leoni, alla periferia di Tor Bella Monaca. Il recinto di lamiera nasconde le fondamenta di quella che un giorno, alla fine del 2008, sarà la chiesa di Santa Edith Stein. Per ora i parrocchiani si accontentano di una piccola struttura sull’altro lato della strada. Uno stanzone con le panche, l’altare e il Crocifisso di legno; una minuscola sacrestia e l’ufficio parrocchiale. La sera, a nascondere le porte, si abbassano tre saracinesche. Un accorgimento che non ha impedito ai ladri di entrare per ben due volte all’interno dell’edificio, portandosi via il televisore. Per il catechismo ci si riunisce a casa di alcune famiglie, o si chiede ospitalità alle suore Veroniche del Volto Santo, che gestiscono un asilo poco lontano. Come oratorio, ogni giovedì i ragazzi hanno a disposizione un campo da calcetto lì vicino. Ci si arrangia, insomma, mentre si seguono con fiducia i lavori della nuova costruzione.

A raccontare la vita di questa comunità di 10 mila fedeli è il parroco, don Stefano Ranfi. «Affrontiamo il disagio di non avere strutture – dichiara – ma ci diamo da fare». In parrocchia si cerca di «creare comunità», e ci si riesce attraverso la «pastorale di popolo», come spiega il sacerdote. «Ogni mese i “messaggeri” (un gruppo di volontari, ndr) consegnano alle famiglie una lettera, con riflessioni o brevi catechesi sulle iniziative previste per quel periodo». A scandire i vari momenti dell’anno pastorale, vengono organizzati eventi per coinvolgere i parrocchiani. «A novembre, per esempio – spiega don Stefano – si celebra una Messa nelle strade per ricordare i defunti. All’inizio venivamo ospitati negli androni e nei cortili dei palazzi, ma poi il numero dei fedeli è cresciuto, e così abbiamo scelto di spostarci direttamente in strada». Molto apprezzata dagli abitanti anche la celebrazione della Novena di Natale, con i bambini in costume. Sempre a dicembre, la statua di Gesù Bambino viene fatta girare tra le famiglie, che si riuniscono davanti all’immagine sacra per recitare il Rosario. Un’iniziativa analoga è prevista per la Quaresima, con il pellegrinaggio della Croce del Giubileo.

Ma l’attività più importante, per la parrocchia, è quella dell’annuncio della Parola di Dio. Che, a Santa Edith Stein, ruota attorno alle “cellule pastorali di evangelizzazione”. «Si tratta di 11 gruppi – spiega il sacerdote –, 10 di adulti e uno di giovani, rivolti a evangelizzare i lontani, il tessuto che si conosce, attraverso le relazioni della famiglia». In pratica, le cellule si vedono una volta alla settimana a casa del “leader” o del “coleader” (gli animatori) e invitano agli incontri amici,vicini, parenti. In ogni riunione si segue lo stesso schema. «All’inizio si recita una preghiera di lode – illustra il parroco –, quindi si passa a un momento di condivisione in cui ciascuno analizza cosa ha fatto il Signore per lui nel corso della settimana, e cosa lui ha fatto per il Signore». Quindi, continua don Stefano, è il momento dell’«audiocatechesi»: i fedeli ascoltano una cassetta con alcune riflessioni incise dal parroco stesso, e le commentano insieme. Si finisce con «le preghiere di intercessione, magari per qualche situazione particolare all’interno della parrocchia».

Tramite il passaparola, le cellule arrivano ad accogliere tantissime persone. Ma «quando si arriva a un certo punto, diciamo 10, al massimo 12 membri – spiega il parroco – il gruppo si divide, e dà vita a una nuova cellula». È un metodo di evangelizzazione nuovo, come sottolinea don Stefano, fondato sulle relazioni personali, di vicinanza e di ambiente. È stato importato dall’America nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano (famosa perché conserva le reliquie dei Re Magi) e da lì è arrivato fino a Roma. Nella Capitale è attualmente utilizzato in tre parrocchie, tra cui quella di Torre Angela.

Ad aiutare don Stefano c’è il viceparroco, don Alberto Donai, dei Figli della Croce. Danno una mano anche alcuni seminaristi messicani. Insieme con don Alberto seguono, in particolare, i ragazzi dell’oratorio. «Il viceparroco – racconta don Stefano – ha dato vita a una vera “pastorale di strada”, raccogliendo giovani disagiati. È riuscito così a raggiungere ragazzi e ragazze che altrimenti non avrebbero mai messo piede in una chiesa».

La parrocchia è nata l’11 ottobre del 1998, nello stesso giorno in cui la Stein fu canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Il Santo Padre, ricorda don Ranfi, «desiderava che a Roma ci fosse una parrocchia dedicata a Santa Edith Stein». Nata alla fine dell’Ottocento in una famiglia ebrea di Breslavia (allora città tedesca, oggi in Polonia), la Stein si convertì al cattolicesimo, ed entrò a far parte delle Carmelitane. Suora e filosofa, fu catturata dai nazisti e portata nel campo di sterminio di Auschwitz. E lì Edith Stein fu uccisa, il 9 agosto 1942, in una camera a gas.

20 settembre 2006

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